Sicurezza sul lavoro nei call center: obblighi e rischi
Aggiornato il 14 luglio 2026 · Lettura 6 min · di IncaricoRSPP
La sicurezza sul lavoro nei call center viene spesso liquidata con «è un ufficio come un altro». Non lo è. Un contact center concentra in un unico open space quattro fattori che altrove trovi separati: uso intensivo del videoterminale, suono in cuffia per l'intera giornata, ritmi dettati da code di chiamate e obiettivi misurati al secondo, postazioni che cambiano proprietario a ogni turno. Ho fatto sopralluoghi in contact center da 12 e da 300 postazioni: gli errori che trovo sono quasi sempre gli stessi, e quasi mai riguardano gli estintori.
In questa guida vediamo cosa deve fare il datore di lavoro di un call center — inbound, outbound o customer care interno a un'azienda — per essere in regola con il D.Lgs 81/2008: dal DVR ai turni, dalle cuffie allo smart working degli operatori.
Videoterminali: la pausa 15/120 non si negozia con il gestionale
Un operatore telefonico è il videoterminalista per definizione: sta davanti allo schermo per l'intero turno, ben oltre le 20 ore settimanali dell'art. 173. Scattano quindi sorveglianza sanitaria con controllo della vista e, soprattutto, 15 minuti di pausa ogni 120 minuti di applicazione continuativa (art. 175). Il punto critico nei call center è uno: i software di gestione code trattano la pausa come «stato non produttivo» e la comprimono. Ho visto piattaforme configurate con pause da 10 minuti ogni 3 ore perché «così dice il traffico previsto». Non funziona così: la pausa VDT è un minimo di legge, non un parametro del workforce management.
Due accorgimenti pratici che suggerisco sempre: configurare la pausa VDT come stato dedicato e tracciato nel gestionale (così in caso di ispezione la dimostri con un report), e non farla coincidere sistematicamente con il wrap-up post-chiamata, che è comunque lavoro al videoterminale. Sui requisiti della postazione — sedia, schermo, illuminazione — vale quanto scritto nella guida sulla sicurezza negli uffici; qui aggiungo solo un dettaglio da open space: nei layout a isole con 6-8 postazioni, controlla i riflessi delle plafoniere sugli schermi delle posizioni d'angolo. È il difetto che segnalo più spesso nei verbali di sopralluogo.
Cuffie, rumore e shock acustico: il rischio che nessuno valuta
Il rumore di fondo di un open space con 50 operatori che parlano contemporaneamente si aggira spesso tra 60 e 70 dB(A): sotto le soglie d'azione del Titolo VIII, ma sufficiente a costringere l'operatore ad alzare il volume della cuffia per capire il cliente. È l'effetto a catena tipico: più rumore ambientale, più volume in cuffia, più esposizione diretta nel condotto uditivo. E la cuffia va valutata come sorgente di rumore a contatto con l'orecchio, non come un accessorio.
- Shock acustico: picchi improvvisi da linee disturbate, fax, fischi di retroazione. Servono cuffie con limitatore di picco (tipicamente tagliano sopra i 118 dB) e una procedura per segnalare gli episodi al medico competente.
- Acustica ambientale: pannelli fonoassorbenti tra le isole, tempo di riverbero contenuto, distanza minima tra le postazioni. Nei contact center ristrutturati bene il livello di fondo scende anche di 5-8 dB, e con lui il volume medio in cuffia.
- Disfonia professionale: parlare 6 ore al giorno affatica le corde vocali. Acqua disponibile in sala, microfoni di qualità e rotazione su attività di back-office sono misure che nel DVR fanno la differenza.
Stress da turni e obiettivi: nel call center la valutazione preliminare non basta quasi mai
La valutazione dello stress lavoro-correlato è obbligatoria per tutti, ma nel call center gli indicatori tipici del metodo INAIL — turnover, assenze brevi ripetute, richieste di cambio mansione — sono quasi sempre accesi. Ritmi imposti dalla coda, monitoraggio in tempo reale di tempi medi e tassi di conversione, script rigidi, clienti ostili nell'outbound: sono esattamente i fattori di «contenuto del lavoro» che la checklist misura. Nella mia esperienza, un call center che si ferma alla valutazione preliminare con esito «tutto verde» ha quasi sempre compilato male la checklist. Meglio prevedere da subito focus group o questionari sul clima, come descritto nella guida alla valutazione dello stress lavoro-correlato.
C'è poi il capitolo turni: se il servizio copre fasce notturne (assistenza h24, vigilanza remota), i lavoratori notturni hanno diritto a sorveglianza sanitaria specifica e il DVR deve valutare l'interazione tra lavoro notturno, ritmi circadiani e monotonia del compito. Un cliente con un servizio clienti h24 da 40 operatori se l'era dimenticato per tre anni: lo abbiamo scoperto durante il primo sopralluogo, prima che lo scoprisse l'ASL.
Postazioni condivise: la regola del «reset in 30 secondi»
Nei call center con turnazione, la stessa scrivania serve 2-3 persone al giorno. Il D.Lgs 81/08 non vieta il desk sharing, ma impone che ogni lavoratore trovi una postazione conforme. Tradotto in pratica, uso una regola semplice: l'operatore che si siede deve poter riadattare tutto a sé in meno di 30 secondi — altezza sedia, schienale, inclinazione dello schermo, posizione di tastiera e mouse. Se la sedia ha le manopole bloccate dal calcare del tempo, la regolabilità esiste solo sulla carta.
- Cuffie personali assegnate a ciascun operatore, o quantomeno archetti e copri-auricolari monouso: è igiene, ma anche prevenzione delle otiti esterne ricorrenti.
- Sanificazione di tastiera, mouse e piano tra un turno e l'altro, con prodotto e responsabilità indicati per iscritto.
- Microclima da open space: nei sopralluoghi estivi misuro spesso 3-4 gradi di differenza tra le postazioni sotto i diffusori e quelle a fine sala. La rotazione aiuta anche qui.
Operatori in smart working: il call center distribuito
Dal 2020 molti contact center lavorano in modalità ibrida o interamente da remoto. Gli obblighi non si spengono con il badge: informativa scritta sui rischi, valutazione della postazione domestica, regole su pause e disconnessione. Con una particolarità del settore: a casa dell'operatore il rischio acustico cambia (niente rumore di sala, ma cuffie spesso di qualità inferiore a quelle aziendali) e il monitoraggio degli stati produttivi tende a intensificarsi, con effetti diretti sullo stress. Nel DVR conviene trattare il «call center da remoto» come mansione distinta. Gli adempimenti generali del lavoro agile li trovi nell'articolo su smart working e sicurezza sul lavoro.
Sanzioni e costi: i numeri per un call center in regola
Le sanzioni sono quelle generali del decreto, e non guardano al settore: DVR mancante o che ignora rumore in cuffia, turni e stress significa ammenda da 2.500 a 6.400 euro o arresto fino a 6 mesi, e la mancata nomina dell'RSPP aggiunge un'ammenda da 3.071 a 7.862 euro (artt. 55 e seguenti). Un contact center outbound da 35 postazioni che ho affiancato dopo un'ispezione ha speso circa 4.200€ tra prescrizioni e regolarizzazione: più di quattro anni di RSPP esterno pagati in un colpo solo.
I costi ordinari, invece, sono contenuti perché il call center è di norma attività a rischio basso: l'RSPP esterno parte da 490€ + IVA/anno fino a 5 addetti, con maggiorazioni per fascia di organico (per un contact center di media dimensione la fascia intermedia aggiunge 900€) e 250€ per ogni sede aggiuntiva — dettaglio utile per chi ha sale operative in più città, da Milano a Palermo. Tutte le tariffe sono nella pagina costo RSPP esterno, mentre per il percorso completo di una piccola impresa c'è la guida alla sicurezza sul lavoro per le PMI.
Domande frequenti
La pausa VDT può coincidere con il tempo tra una chiamata e l'altra?
No. Il wrap-up e la gestione pratica restano lavoro al videoterminale. La pausa dei 15 minuti richiede il distacco effettivo da schermo e cuffia.
Gli operatori con contratto di collaborazione contano?
Sì: la definizione di lavoratore dell'art. 2 prescinde dalla forma contrattuale. Chi opera nella tua sala, con le tue attrezzature, rientra nei tuoi obblighi di tutela.
Serve la misurazione fonometrica in un call center?
Se la valutazione preliminare del rumore non può escludere il superamento dei valori inferiori d'azione — e con le cuffie raramente può farlo su base documentale — sì, serve una misurazione specifica che consideri anche l'esposizione in cuffia.
Il team leader è un preposto?
Quasi sempre sì: sovrintende all'attività degli operatori ed esercita un potere funzionale. Va individuato e formato come preposto, con l'aggiornamento biennale previsto dalla L. 215/2021.
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Se gestisci un contact center, la sicurezza sul lavoro nel call center si gioca su quattro tavoli: pause VDT reali, rischio cuffie valutato, stress misurato sul serio e postazioni condivise gestite. Un RSPP esterno specializzato in uffici e servizi li conosce già tutti. Con IncaricoRSPP calcoli il preventivo RSPP online in 2 minuti, firmi la nomina digitalmente e attivi l'incarico in 24 ore, sopralluogo incluso. Vuoi vedere prima i passaggi? Guarda come funziona.